Le interviste di LiveCinema&Libri – Rita Iacomino

Buongiorno, Rita! Grazie di essere con noi di LiveCinema&libri, e congratulazioni: Il tuo libro, La rupe del biancospino, con questo bellissimo titolo evocativo, è arrivato in finale insieme ad altri dieci autori, al premio Un libro per il cinema, edizione 2019. I nostri lettori sono curiosi, non solo di conoscere le storie, ma anche chi le scrive, perciò parto subito con la più classica delle domande: che cos’è per te la scrittura? Che cosa vuol dire scrivere e quando hai sentito, per la prima volta, l’impulso di scrivere?

Buongiorno, Loredana e grazie a voi per questa bellissima notizia: quando ho letto la mail mi sono molto emozionata, anche perché non ci credevo all’idea di arrivare tra i finalisti… è una notizia che mi ha molto gratificata. Mi chiedi della scrittura: io ho iniziato ad amarla quando ho capito che unendo le consonanti e le vocali potevo formare delle parole. Da lì ho iniziato, intanto, ad essere brava a scuola, perché mi piaceva moltissimo andarci. Forse sono stata una delle poche bambine che, quando si chiudevano le scuole, piangeva perché dovevo aspettare tre mesi per tornarci. Amo davvero tanto la scrittura da allora. Io scrivo tutto rigorosamente a mano; tutto, proprio tutto quello che ho scritto fino ad oggi, l’ho fatto scrivendolo a mano.

Questo perché sono convinta che la scrittura debba passare dalla mano, lungo il braccio; l’emozione attraversa il braccio per arrivare fino alla carta, e la scrittura è fatta di emozioni.  Ho iniziato a scrivere presto, a tredici anni, però ho iniziato a pubblicare sette anni fa, pubblicando sette libri in sette anni: quattro di poesia, uno di racconti, un romanzo e ora, l’ultimo uscito, che è una raccolta di tre favole illustrate.

Quindi per te la scrittura è davvero un atto fisico, un atto con il corpo, da vivere; quali sono le emozioni, i pensieri, che cosa ti si muove dentro nel momento in cui fisicamente prendi la penna e scrivi? Come si vede questo nel tuo romanzo La rupe del biancospino?

Molti hanno letto il mio romanzo, La rupe del biancospino, e alcuni di loro mi hanno anche mandato le loro recensioni; mi hanno detto più volte che sono riusciti a vivere le immagini che descrivevo, riuscendo a vivere l’emozione della lettura del libro. Io l’ho vissuto con molta emozione, perché si narra la vita dei miei nonni, soprattutto di mia nonna Camilla, che è la protagonista. Quando ero ragazzina mi raccontava questi episodi, che io poi scrivevo su fogli di carta e che mettevo via; lei non ha mai saputo di questa mia attività. Fino a pochi anni fa mi sono sempre comportata così, scrivevo di nascosto… eravamo una famiglia molto povera, e io amavo andare a scuola, ed ero già brava. Dovevo esserlo sempre di più tuttavia, e ne spiego il perché con un episodio che ricordo ancora oggi. Mia nonna mi diceva: ‘se prendi un brutto voto, vai a lavorare, vai a fare la sarta’ e io odiavo ago e filo! Ho sempre sentito molto forte le emozioni, e questo mi capitava sempre quando ascoltavo i racconti di mia nonna: vedevo proprio quello che mi diceva e ogni tanto capitava che mi spaventassi sul serio! Posso dire davvero che scrivo per emozione; adesso scrivo soprattutto di sera, dopo cena, mentre le poesie le metto su carta quando arrivano. Ne ho tantissime e sono state il mio primo approccio con la scrittura; successivamente ho voluto provare anche la narrativa e pare che ci sia riuscita, in base ai commenti di coloro che hanno letto il mio testo. Io non so giudicare me stessa… quello che so è che continuerò a scrivere finché avrò le idee e la forza di farlo.

La fisicità del tuo scrivere è talmente potente che riesce a veicolare le immagini e le emozioni che vi sono connesse dalla carta direttamente agli occhi del lettore! Parliamo adesso di un’arte che fa della vista il suo strumento principale, il cinema. L’altra parola chiave, oltre a cinema, è libri, come da binomio contenuto nel titolo del premio di cui sei finalista. Come vedi il rapporto tra cinema e libri?

È un rapporto, quello tra cinema e libri, che vedo molto bene. Spesso ho visto film dopo aver letto il libro e posso dire che mi sono piaciuti. Il regista che si occupa di trasformare un testo in un film per il cinema, o la televisione, è bravissimo, secondo me, perché deve saper cogliere le emozioni. Uno dei libri che ho letto più di una volta, e che mi è piaciuto e di cui ho amato anche il film successivamente, è stato Il nome della rosa. Questo perché sono state rispecchiate proprio tutte le immagini del libro; man mano che guardavo il film ricordavo il testo e mi dicevo: ecco, ora sta per apparire questo, ora verrà fuori quest’altra immagine. Non ricordo tutti i film tratti da libri che ho visto, ma so che non sono rimasta quasi mai delusa.

Il nome della rosa era un libro imponente, che ha richiesto una trasposizione cinematografica altrettanto imponente… il rapporto tra cinema e libri è qualcosa di positivo e piacevole per te. C’è un libro che ancora non è stato trasformato in un film e che ti piacerebbe vedere sul grande schermo? E per quale motivo?

Prima di rispondere a questa domanda vorrei aggiungere una cosa. Prima di far pubblicare La rupe del biancospino l’ho fatta leggere ad Alessandro Quasimodo. Siamo diventati amici cinque anni fa e lui, oltre ad essere il figlio del Nobel, è anche attore e regista. Volevo proprio capire se avrei potuto far pubblicare il romanzo. Beh, lui si è innamorato di Camilla… di questa donna di altri tempi, ma attuale, molto, molto avanti per l’epoca in cui viveva. Era nata nel 1888 e per i suoi anni ha fatto delle cose molto forti. Un libro che vorrei che diventasse film? Volendo sognare molto, dico il mio! Però tengo i piedi per terra e la mia è solo una battuta di spirito… Certo, mi piacerebbe vederlo diventare film perché significherebbe ridare vita anche ad una persona che io ho amato molto, perché sono cresciuta con lei. Dopo La rupe del biancospino c’è già pronto il secondo romanzo, Bicchieri scompagnati. Sono una trilogia, ma pur essendo il seguito de La rupe del biancospino potrebbe essere comunque letto come un libro a sé stante poiché parla di una bambina cresciuta con i nonni. Ora sto iniziando il terzo, che parla dell’adulta che rivede la sua vita difficile e tutto quello che è stato il suo percorso per arrivare ai giorni nostri. Aggiungo che la scrittura metabolizza molto i problemi, i dispiaceri, le malinconie. Oltre a scrivere, io amo molto leggere: ora ho L’amica geniale, di cui non ho ancora visto il film, perché prima voglio concentrarmi sul romanzo.

Benissimo, hai anticipato la domanda che volevo farti poi per ultima… grazie anche per la bellissima anticipazione dell’esistenza del secondo romanzo con questo titolo dolce e simpatico di Bicchieri scompagnati, e della preparazione del terzo. Trasformare il tuo libro in un film sarebbe come riportare in vita una persona che per te è stata molto importante: questa mi sembra già una caratteristica fortissima che renderebbe La rupe del biancospino particolarmente idoneo a diventare film. Ce ne sono altre? Mi aggancio qui all’ultima domanda che volevo farti: qual è il messaggio che per te è fondamentale trasmettere al lettore tramite la tua scrittura?

A parte le emozioni per le immagini, il messaggio che vorrei trasmettere in particolar modo con quel libro è l’umiltà, la forza di una famiglia unita pur essendo poverissima. Questa donna protagonista si è persino adattata ad aiutare i pescatori a ritirare le reti per andare avanti… è una famiglia umile, ma unita, dove i figli più grandi crescevano quelli piccoli, dove non c’è mai stato un attimo di smarrimento. Camilla era figlia, a sua volta, di una donna rimasta vedova con sei bambini piccoli da crescere: una situazione in cui è stato faticosissimo vivere. Erano ricchissimi e poi sono diventati poveri, al punto da dover andare a vivere in un altro paese. La rupe del biancospino esiste davvero, e c’è tutt’oggi: sorge vicino ad un piccolo paese dell’Abruzzo, luogo di nascita mio e di Camilla. Ogni volta che ci ritorno vado a vederla: è un’enorme rupe che si può vedere anche sull’immagine della copertina del libro, da una foto che ho fatto io. Vorrei trasmettere i veri valori di una famiglia, dove non ci sono litigi, ma aiuto costante. Anche se io ho avuto grossi problemi dalla mancanza dei genitori, ho cercato di crescere come mi ha insegnato mia nonna, con amore e dando amore. So bene che questo è molto difficile perché non sempre lo si incontra nella vita… sono sicura che leggendo il libro, come mi è stato detto anche da chi lo ha già letto, si può capire che la gioia di vivere anche nella povertà esiste, e si può trasmettere. Sono particolarmente orgogliosa di questo libro; anche degli altri, naturalmente, ma qui dentro c’è tanta vita, tante immagini, tante emozioni, quelle che ho assorbito da bambina e che mi sono portata fino all’età adulta. Quando mia nonna è morta avevo trentotto anni, per cui lei è stata ben presente nella mia vita di donna. È morta lucida, salutandoci tutti. È stata una grande donna e mi piacerebbe che tutti potessero conoscerla. Mi emoziono moltissimo parlandone; forse scrivere per me arriva più fluido e facile. Io amo molto la cultura, ogni volta che si tratta di leggere e scrivere io sono presente. Sono anche presidente di due concorsi, uno ancora in atto che si chiama La girandola delle parole, per la Pro Loco del comune di Limbiate.

Grazie davvero per le tue parole, da cui traspare una profonda sincerità di essere, qualità molto rara, e per la disponibilità a conoscerti meglio. In bocca al lupo per la finale, e arrivederci a presto!

Grazie ancora a voi tutti, per questo bellissimo concorso che ho apprezzato davvero tantissimo. A presto!

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