Le interviste LiveCinema&Libri – Stefania Convalle

Buongiorno, Stefania! Grazie di essere con noi di LiveCinema&Libri… e congratulazioni per essere arrivata in finale con il tuo romanzo Il silenzio addosso, al premio “Un libro per il cinema 2019”. Per questo ci piacerebbe approfondire la tua conoscenza, con questa intervista. Innanzitutto, tu non sei una semplice scrittrice, poiché hai una doppia anima: sei anche titolare della Convalle Edizioni, casa editrice giovane, ma con un catalogo molto solido e ricco alle spalle. Vista la tua doppia anima e passione, di scrivere libri e pubblicarli, qual è quella più forte, quella nata per prima e che cos’è che ha acceso entrambe?

Ciao Loredana! Allora, cominciamo con la prima domanda (in realtà tre in una botta sola… :-D): quale tra le due anime prevale? Sicuramente quella della scrittrice, nessun dubbio. È quella nata per prima, tanti anni fa e si è consolidata dal 2011 in avanti. È stata una strada che è diventata sempre più presente, più protagonista. È una passione che arriva da lontano, e inizia con alcune pubblicazioni fatte con altre case editrici… insomma, un percorso di un certo tipo. Del resto, nemmeno nelle mie fantasie più sfrenate prevedevo di aprire una casa editrice. È un’idea che è venuta improvvisamente, come quando si accende una lampadina. Chissà com’è aprire una casa editrice? È un’idea che si è affacciata all’improvviso, senza che ci avessi mai pensato prima. Al contrario, anni prima pensavo di aprire una libreria a Monza, avevo addirittura già trovato un locale anche molto carino. Sembrava che quel posto si fosse liberato per me, ero già molto avanti con le questioni burocratiche, ma nonostante questo, c’era qualcosa che non mi convinceva. Un tarlo mi spingeva a chiedermi farò bene? Farò male? Alla fine, decisi di non farne nulla. Quando invece aprii la casa editrice, non ebbi alcun dubbio. Mi sono detta: provo, e vediamo cosa succede!

Anche questa idea, comunque, era nata dalla passione per la scrittura. In ogni caso, anche il ruolo di editrice prevede una forte componente di passione per la scrittura… visto che non è un lavoro che permette di arricchirsi, e spesso non si vive di questo, soprattutto se la casa editrice è piccola. È già molto, in quel caso, che vada avanti e funzioni, e che possa investire. Noi lo facciamo, partecipiamo anche a tante fiere, quelle anche importanti: tutto questo fa parte degli investimenti, oltre a quelli nelle pubblicazioni, perché siamo una casa editrice NON a pagamento. L’investimento è quotidiano e un ottimo risultato è già quello di avere costruito un catalogo ricco, come hai sottolineato, e aver messo in piedi tante situazioni, con tanti autori e cercare di promuovere le loro opere. E lo facciamo anche attraverso le fiere di settore, come il Salone del Libro di Torino, la fiera della Micro Editoria a Brescia… se ci confermano la presenza saremo anche alla Fiera Più Libri Più Liberi di Roma a dicembre. Sono grossi investimenti per una casa editrice piccola, che facciamo per passione, soprattutto, che nasce dalla scrittura in sé stessa come autrice, e poi dal desiderio di condividere questa passione con altri autori. Cercando, anche, di mettere la propria esperienza accumulata negli anni al servizio di autori che si affacciano per la prima volta a questo mondo, che è ancora abbastanza sconosciuto e pieno di leggende metropolitane, che poi non corrispondono alla realtà. Bisogna quindi guidare gli autori, in questo caso. Ultimamente sta avvenendo qualcosa di bello, sempre con maggiore frequenza, e che mi gratifica parecchio: arrivano autori che hanno già pubblicato con altre case editrici, perciò hanno già esperienze, e scelgono di proporsi loro ad una casa editrice come la nostra, che è piccola, ma che si è già fatta conoscere per com’è impostata, con il cuore. Tutto quello che facciamo, e tutto quello che ci muove viene dal cuore, le nostre iniziative, la vicinanza agli autori: sono un valore assolutamente aggiunto, dall’editore all’autore. Qui alle Edizioni Convalle non c’è l’editore che sta da un lato del tavolo, e l’autore dall’altro: stiamo tutti dalla stessa parte del tavolo! È una cosa che dico con orgoglio: penso che sia più unica che rara. Del resto, in questo premio, è presente davvero il connubio editore-autore in pieno, perché una dei finalisti è anche una delle mie autrici, Angela Giovanna Amico, con La verità è una rotta tracciata a matita. Due opere della stessa casa editrice che concorrono allo stesso premio è un risultato che non può che rendermi doppiamente felice: come editore, perché c’è il romanzo di una mia autrice, e come scrittrice, perché è presente anche il mio, di libro! 😊

È molto bello e ricco tutto quello che che hai detto: mi sembra proprio che traspaia fortissimo il cuore che ci metti nel tuo lavoro, non solo come editore vicino allo scrittore che si rivolge a lui per pubblicare il proprio lavoro. Non c’è un rapporto, per così dire, di freddezza aziendale, basato solo sui numeri e sulla convenienza: c’è qualcosa che va molto oltre, ed è proprio questo cuore che ti ha guidato tantissimo anche nella tua attività, facendoti passare dall’idea della libreria, che forse non ti convinceva più di tanto, a quella della casa editrice, che poi si è realizzata molto velocemente, ottenendo bellissimi risultati. Perciò, quanto questo cuore guida è importante per la scrittura, o meglio, per la tua scrittura?

Il cuore è fondamentale per la scrittura, nella vita, e proprio nel senso che è il cuore che sempre ha guidato la mia vita. Tant’è vero che è sempre stata una vita movimentata e dinamica, dove ho cambiato più volte la rotta perché ho seguito sempre il cuore. Inteso naturalmente in senso generale, anche al di là dell’amore tra un uomo e una donna. Io vivo con il cuore; infatti, lo slogan della casa editrice è proprio L’editore con il cuore d’autore… Nella scrittura il cuore è importante, e questo si può tradurre anche nella scrittura istintiva, quella cosiddetta di pancia; io scrivo così, scrivo d’istinto, metto in atto anche delle tecniche che muovono le emozioni, e che ho imparato nel tempo, facendo muovere delle parti profonde. E questo mi permette, nella narrazione, di inserire queste emozioni che si muovono, affidandole alla storia e ai personaggi. La stesura, infatti, dei miei romanzi è sempre molto rapida; anche quello che sto scrivendo adesso, che sarà finito a breve, se vado a vedere in quanto tempo è stato creato, direi che sono circa tre mesi, più o meno. Questo perché seguo proprio l’istinto, ascolto le emozioni, il cuore, mi immedesimo in questi personaggi, cercando di ascoltare il loro, di cuore, e quindi di mettere in piedi le storie dei miei romanzi. Posso dire che siano scritti di pancia/cuore, anche se poi subentrano testa e tecnica, e tante altre cose che sono il frutto dell’esperienza e dell’evoluzione. È anche quello che cerco di trasmettere alle persone che seguono i miei laboratori di scrittura; li faccio quasi spogliare, in modo metaforico, di tutte le sovrascritture che abbiamo e che talvolta mettiamo nella scrittura stessa. Ci sono tanti romanzi che sono pieni di sovrastrutture; secondo me, lo scrittore vero è quello che si spoglia davanti alla propria scrittura e realmente allora darà qualcosa di vero al lettore. E io me ne accorgo, quando ci sono i feedback dei lettori, quando riesci a emozionare il lettore, quando ti dice che si è ritrovato in una situazione, o che ha trovato magari una risposta a una sua domanda, se riescono a immedesimarsi nelle varie vicende, si affezionano ai personaggi e li amano, nel bene e nel male. E questo succede perché c’è il cuore, ingrediente principale e fondamentale per la buona riuscita di un romanzo. Naturalmente bisogna anche essere predisposti a questo, perché non tutti lo sono, e poi occuparsi di far crescere e coltivare tutta la parte tecnica. Nei nostri laboratori, per esempio, facciamo una marea di cose, come esperimenti di scrittura, dove si cerca di seguire strade parallele del tipo:  spogliamoci davanti alla scrittura, fammi vedere veramente che cosa hai dentro, non farmi solo il compitino… qualche volta sono anche dura su questo, ma cerco veramente di tirar fuori da ogni persona che si affida a me come “allievo di scrittura” quello che io posso capire che abbia dentro.  Cerco proprio di spingerlo a esporsi nella scrittura, non dal punto di vista autobiografico, ma affidando il proprio cuore ai personaggi, tanto per ritornare al discorso del cuore. Chiaramente, a questo punto interviene il supporto della tecnica perché ci sono cose che si imparano con l’esperienza. Io le ho imparate tutte da autodidatta, praticando tantissimo; ho imparato perché osservo tantissimo, leggo tantissimo, sperimento, provo, faccio tentativi ed esco dagli schemi, che penso che sia una delle cose fondamentali. Dopodiché, cerco di trasmettere tutto questo ai miei allievi di scrittura e ai miei autori. Uscite dagli schemi, dico loro, siamo quasi dei pionieri! Oggi lo scrittore è un pioniere, deve veramente conquistare la terra… la terra rappresentata dai lettori.

Bellissima questa immagine dello scrittore conquistatore di altre terre, rappresentate dai lettori… come se uno scrittore fosse un nuovo Cristoforo Colombo che viaggia su caravelle di inchiostro, di carta e anche di bit… se pensiamo agli ebook! Il progresso arriva dappertutto e c’è la necessità di aggiornare i propri mezzi di spostamento. Visto che siamo già navigando, spostiamoci verso un altro territorio, dove si incontrano molto spesso l’arte di scrivere il libro e l’arte di rappresentarlo. Libro + cinema, insomma. Dato che sei finalista di un premio che li unisce, qual è il tuo atteggiamento verso questo rapporto tra cinema e libri? Ti soddisfa, quali caratteristiche ha, secondo te?

Il rapporto tra cinema e libri è qualcosa che mi ha sempre affascinato, dalla prima parola che ho scritto di un romanzo, tanti anni fa…  un po’ perché ho questo linguaggio abbastanza cinematografico, così mi è stato detto, almeno. Questo avviene perché procede molto per immagini, quindi tanti lettori e addetti ai lavori mi hanno detto che sembrava loro di essere lì, di vedere una scena in particolare. Quando scrivo, in realtà, è come se io vedessi la scena prima e poi la descrivo. Io parto dalla musica; quando scrivo, scrivo esclusivamente con la musica, quindi vado a cercare in qualche modo la colonna sonora del romanzo che vado a scrivere. Curiosamente, ogni romanzo che ho scritto ha la sua colonna sonora; le musiche che ho trovato, quelle che hanno mosso le emozioni che mi servivano per quel romanzo, e poi sono diventate la colonna sonora del romanzo stesso. Una volta concluso, queste musiche non vengono più usate per un altro libro. Ognuno ha delle musiche nuove, e alcune le ascolto in maniera quasi compulsiva. Se trovo una musica che capisco che mi sta veramente muovendo tanto, continuo a riascoltarla in cuffia, davanti al mio computer, in una situazione anche molto intima, quasi in un’altra dimensione. Tutto, quindi, parte dalla musica! Attraverso di lei, io vedo, perché la musica muove delle immagini, delle visioni, e quando mi immagino questi personaggi che non necessariamente hanno un volto,  a volte non sono identificati fisicamente, ma io li vedo lo stesso e descrivo le scene, i loro stati d’animo, come se stessi guardando un film. Questo è un po’ il mio metodo, parto quasi da un film che si crea nella mia mente e poi lo riporto sulla carta. Quindi, è da qui che nasce questo linguaggio cinematografico, così com’è stato definito da qualcuno. Io ho sempre sognato, come credo tanti autori, che uno dei miei romanzi diventasse poi la sceneggiatura di un film, forse dal primo romanzo che ho scritto. In fondo, tutti i romanzi che ho scritto sono storie che si possono tradurre tranquillamente su uno schermo, perché sono partite dallo schermo che era la mia mente. Io ci credo anche perché ho una grande passione per il cinema da sempre; tempo fa ero abbonata alla rivista Ciak, che ho seguito dal primo numero. A casa mia avevo i manifesti originali di alcuni film, mentre nella casa in cui sono ora ho diversi quadri che li riproducono in piccolo. È una passione per il cinema che ha abbracciato comunque vari generi, e che ho sempre coltivato. Ho visto molti film tratti da romanzi, che sono stati poi la spinta per andare a leggere il libro, com’è stato per Mangia, prega, ama, per esempio, di Elisabeth Gilbert. Ho visto prima il film con Julia Roberts, che in certi passaggi non era proprio bellissimo, ma che mi ha comunque coinvolto molto, tanto da spingermi a comprare il libro, che poi ho trovato superiore al film, come spesso succede. Le due cose possono viaggiare assolutamente insieme, ed essere da traino l’uno per l’altro.

Benissimo! Hai anticipato una domanda che volevo farti e cioè titolo di un libro trasformato in un film che ti stava particolarmente a cuore. Adesso, quindi, ti chiederei il titolo di un libro, o anche più di uno, che ti sarebbe piaciuto vedere trasposto in un film, e che ancora non è capitato. Quale potrebbe essere?

Per rispondere a questa domanda sono andata a recuperare un quadernone dove io mi appunto tutti i libri che leggo, da quando ne ho a memoria… 😀 Di tanti libri hanno fatto il film, se guardo un po’ con attenzione, mi viene in mente Isabel Allende, con L’amante giapponese: quello potrebbe essere un gran bel film. Un’altra autrice che amo tantissimo è Kathleen Schine, che è collegata al mio amore profondo per New York, per quanto io non ci sia mai stata. Amo talmente questa città, al punto da rispondere, in un’intervista recente: ‘Sono newyorchese’ alla domanda: ‘Di dove sei?’ Sento un richiamo talmente forte verso questa città, al punto da sentirmi davvero originaria di lì. Amando così tanto la città, adoro anche i romanzi e i film che sono ambientati lì, e per tornare a Kathleen Schine, lei ha scritto un libro intitolato I newyorchesi, che mi è piaciuto tantissimo. Secondo me, questo potrebbe essere un bel film con tanti risvolti, della vita e delle solitudini di New York

Sono anche titoli molto belli… e ora, per l’ultima domanda, ritorniamo al tuo romanzo e al premio di cui sei finalista. Quali sono le caratteristiche de Il silenzio addosso, che secondo te lo rendono particolarmente idoneo ad una trasposizione cinematografica? Ci hai già dato un’anticipazione, almeno per coloro che ancora non conoscono i tuoi romanzi, del linguaggio cinematografico del tuo stile. In generale, però, quali sono le caratteristiche che tu individui nel tuo libro che lo potrebbero trasformare facilmente in un film?

Ci sono tante cose che mi vengono in mente… vediamo. Il primo capitolo inizia con un personaggio che parla, Chiara, una giovane donna che subisce un gravissimo lutto, la perdita del figlio. L’immagine che viene fuori è la separazione di lei dal bambino, quasi uno zoom sulla mano inerte del figlio da cui la mamma deve sfilare la sua, ed è qualcosa di difficilissimo da fare per lei, perché questo significa separarsi quasi da se stessa… È una scena che vedo già. Oppure lei sul sagrato della della chiesa dove c’è stato il funerale, un ambiente deserto dove domina vento, vedo le vesti del prete mosse dal vento, questa donna minuta e piegata dal dolore, che conserva una grandissima dignità pur essendo addolorata e arrabbiata con Dio per questo lutto. Accoglie, però, le parole di questo prete che vuole aiutarla, per non farla cadere nella disperazione più totale e quasi vedo i loro sguardi, vedo… un set. Ogni scena si può tradurre facilmente in un set, come prima caratteristica. Penso che siano interessanti anche alcuni luoghi dell’ambientazione del romanzo, perché si svolge in gran parte a Milano. È la mia città natale, dove sono cresciuta, una metropoli che ha posti bellissimi, e gran parte del romanzo viene collocato con pennellate precise in alcuni luoghi altrettanto precisi, come Brera. È uno dei quartieri più belli, nel centro, alle spalle della piazza della Scala, dietro Piazza del Duomo… ci sono ancora vicoli, e in uno di questi c’è il ristorante di Giulia, l’altra donna protagonista. È un ambiente molto vivace, molto colorato, in un contesto come quello di Brera, e le bellezze di Milano intorno; insomma, la collocazione stessa del romanzo è bella e allettante. Ci sono sei personaggi che si muovono e che si collegano, si conoscono, s’intrecciano, hanno momenti di forte passione, come si vede in quella scena fortemente erotica in un punto della storia. Un altro esempio è la vecchia libreria di Brera, il suo libraio così solitario, ma con qualcosa di particolare che lo fa spiccare; la disperazione di Alessandro, il marito di Chiara, e i suoi tentativi di riavvicinarsi alla moglie. Ricordo ancora i riferimenti ai quartieri più popolari di Milano, le vecchie case di ringhiera, molto diverso da Brera… insomma, ci sono ingredienti molto vari. Le descrizioni delle scene del romanzo che procedono per step, le voci narranti che si alternano, e i personaggi che sono facilmente caratterizzabili e collocabili, come l’anziana sciamana, che si muove su un piano misterioso. Misterioso perché si muove con l’energia e questa può essere una parte interessante: la donna saggia che è in comunicazione con alcune forze che puoi comprendere solo ad una certa età. Se credi a queste cose, diventi consapevole con l’età della presenza di alcune cose, e te ne danno anche dimostrazione, se sei attento a cogliere i messaggi. Questi ingredienti possono creare un film avvincente (pur non essendo affatto un film d’avventura), con diverse situazioni e vicende di cui vuoi sapere come andranno a finire. Cosa succederà alle relazioni che sono nate? E i conflitti si risolveranno? Esiste un lato psicologico che può essere rappresentato facilmente, collocato in un contesto geografico affascinante, e con alcuni personaggi che potrebbero diventare “caratteri”, i famosi personaggi secondari dei film, che però sono importantissimi. Ad esempio, la sciamana…

È veramente una descrizione molto suggestiva di come potrebbe essere Il silenzio addosso trasformato in un film… e con questo ti ringraziamo moltissimo per la tua disponibilità e per il tempo che hai dedicato a noi di LiveCinema&Libri: in bocca al lupo per la finale, e arrivederci a presto!

Grazie per l’intervista, mi ha fatto molto piacere e arrivederci a presto!

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*